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Un po’ di luce sulla Genetica e la sua applicazione alla cinofilia venatoria
Attualmente si pensa ancora alla Genetica come ad una Scienza che si avvicina alla Matematica. Ma la Genetica è una Scienza esatta a modo suo e fino a che non se ne conosceranno tutti i parametri in gioco, non è possibile “giocare” a nostro vantaggio. Le conoscenze parziali di come funzionano i geni hanno purtroppo generato due malintesi: il primo è che molti allevatori siano ancora convinti della rigida determinazione dell’azione genica; il secondo è che i geni abbiano la sola funzione di trasmettere l’informazione ereditaria da una generazione all’altra.
È però necessario definire le due funzioni scientificamente conosciute del gene. Una è la funzione “modello” (trasmissione) e che fornisce alle generazioni successive le copie di tutti i geni presenti nel singolo cane. Il modello può essere quindi alterato solo da mutazioni, rare e spesso casuali. Questa funzione è al di fuori di interferenze individuali o sociali (rapporto uomo-cane e/o cane-cane). L’altra è la funzione trascrizionale e che si riferisce alla capacità di un dato gene di dirigere la produzione di proteine specifiche in una data cellula. Questa funzione esercita un’attività di regolazione sensibile a fattori ambientali.
I geni ed i loro prodotti proteici sono determinanti importanti del modello di interconnessione tra i neuroni nel cervello, sia dal punto di vista strutturale che da quello funzionale. I geni e specialmente le loro combinazioni, esercitano quindi un controllo significativo sul comportamento. Dunque, la genetica contribuisce allo sviluppo dei più differenti comportamenti che rileviamo nei cani adulti (anche appartenenti alla stessa razza ed alla stessa cucciolata). Possiamo inoltre aggiungere che l’alterazione dei geni, da sola, non può spiegare tutta la variabilità comportamentale innanzi ad un qualsiasi quesito cinofilo: “Come mai due fratelli, figli di campioni di lavoro (e con avi campioni e via via così all’infinito), non diventano campioni di lavoro? Come mai uno dei due rimane inetto all’attività venatoria e l’altro diviene solo un modesto cacciatore dopo ore ed ore d’aplicazione da parte del handler?”. La risposta è che un contributo molto significativo alla maturazione venatoria proviene anche da fattori sociali e dello sviluppo. Proprio come le combinazioni di geni contribuiscono al comportamento (compreso quello sociale), così il comportamento e i fattori sociali possono esercitare retroattivamente delle azioni sul cervello del cane fino a modificarne l’espressione genica e di conseguenza la funzione di cellule neuronali. L’errato apprendimento, che provenga da un cane o dall’uomo (e che preferiremo chiamare “errato insegnamento”), incluso quello risultante da una qualsiasi disfunzione comportamentale, produce alterazioni nell’espressione genica. Ma non è finita qui. Alterazioni nell’espressione genica indotte da chicchessia, danno luogo a cambiamenti sogettivi nei modelli di connessione neuronale. Questi cambiamenti non solo contribuiscono alle basi biologiche dell’individualità, ma sono probabilmente responsabili dell’insorgenza e del mantenimento di anomalie del comportamento che allontanano il soggetto dai crismi cinofili e che purtroppo si possono trasmettere alla progenie. Mediante l’addestramento si producono modifiche a lungo termine nel comportamento, provocando cambiamenti nell’espressione genica che, a loro volta, alterano la forza delle connessioni sinaptiche e causano modifiche strutturali che cambiano i modelli anatomici di interconnessione tra le cellule nervose del cervello. Il miglioramento delle tecniche di visualizzazione cerebrale, già applicate in campo umano, dovrebbero eventualmente permettere una valutazione quantitativa (e non qualitativa) del risultato del lavoro svolto sul cane dall’addestratore. Il concetto nuovo emergente dalle ricerche nel campo della biologia molecolare è che il genoma presenta una variabilità di espressione molto più plastica di quello che si poteva immaginare un tempo. È importante sottolineare che nel cane le regioni codificanti per le proteine rappresentano una percentuale piccolissima del genoma totale, costituito, secondo recenti stime, da circa qualche decina di migliaia di geni. Le sequenze di genoma non codificanti, invece, rappresentato quasi la totalità, e la metà di esse è costituito da sequenze ripetute (pseudo-geni, trasposoni, duplicazioni segmentali, sequenze ripetute semplici). Il genoma non codificante, tuttavia non viene più considerato come “quella parte del DNA che a nulla serve”, ma come “una componente che svolge importanti ruoli di controllo e di regolazione dell’espressione genica attraverso meccanismi di tipo epigenetico”. C’è quindi uno spostamento di interesse verso quella che oggi viene definita la Genomica Funzionale.
Quello che si profila è uno scenario ben lontano dall’epoca di chi pensava di ottenere un qualche risultato certo ed appagante incrociando due cani campioni di lavoro o due specialisti in qualche caccia oggi inflazionata. Ed altrettanto dubbio rimane sulle capacità venatorie delle progenie di cani ad esclusivo uso espositivo.

Il Setter Inglese da salotto, da caccia e da prove
Anche se l’argomento assume una connotazione propagandistica, bisogna pensare che per valutare oggettivamente la maggiore o minore attitudine del Setter Inglese rispetto alle altre razze nell’esercizio venatorio, non dobbiamo fare riferimento a gusti personali, ma ai canoni ufficiali dalla cinofilia descritti dallo standard di lavoro. Quindi, la prestazione richiesta nelle prove dovrebbe aderire il più possibile allo standard di lavoro e che dovrebbe, a sua volta, derivare dalla caccia. Purtroppo, le prestazioni nelle prove si sono via via allontanate sempre più dalla caccia cacciata influenzando la selezione del Setter Inglese. Eccoci attualmente innanzi a tre “tipi” di Setter Inglese: quello da expo, quello da caccia e quello da prove. I cani da expo sono ritenuti esclusivo oggetto di bellezza da esporre in salotto come un soprammobile; le progenie di cani da caccia vengono lasciate a sé stesse ed alle capacità dei cacciatori tramite gli accoppiamenti all’ombra dei campanili di paese; i cani da prove vivono esclusivamente sui furgoni degli handlers ed a caccia non vanno praticamente mai. In più, tra i Setter da caccia, troviamo due o tre “taglie”: “piccoli” (che non superano i 18 Kg), “medi” (che non superano i 21 Kg) e “grandi” (o per meglio dire, in standard).
Nelle prove di lavoro, uniche eccezioni che si avvicinano alla caccia cacciata sono le prove su beccacce ed i cani che eccellono in tali prove sono numericamente ininfluenti, dal punto di vista riproduttivo, rispetto a quelli selezionati da altri tipi di campionati. Ma anche qui troviamo qualche cosa che dovrebbe essere rivisto. Ne sono classico esempio la maggior parte dei soggetti che partecipano a tali prove e che impressionano gli osservatori con rapide ed efficaci ascensioni da scalatori provetti, mantenendo ritmi esagerati per tutta la durata del turno. Questi cani, posti a correre in pianura, denunciano tutti i loro difetti morfologici. È quindi corretto premiare e mettere in riproduzione cani che mostrano utilizzare l’inclinazione del bacino di una capra selvatica piuttosto che di un vero Setter Inglese?
Oggi, purtroppo, il significato di cinofilia venatoria è sulle pagine del libretto di lavoro del cane e su cui sono trascritte le qualifiche collezionate. Il problema, infatti, sorge dal fatto che si è generata confusione fra il concetto di velocità ed il concetto di stile. Potrebbe essere vero che la velocità diviene funzionale quando permette di coprire più terreno (nell’unità di tempo) e quindi di aumentare le possibilità d’incontro. Ma se un cane corre più forte di quanto il suo naso gli permette, la velocità diventa eccessiva e controproducente, non solo perché è causa di sfrulli o trascuri, ma anche perché interferisce con una cerca intelligente ed impegnata, indispensabile per un buon incontrista. Sta di fatto che la velocità e la cerca fatta di meccanici lacets sono diventate oggi il comune denominatore che appiattisce lo stile, perché a certe velocità diventa oggettivamente impossibile distinguere un eccellente galoppo da uno mediocremente buono e diviene anche impossibile stabilire il confine oltre il quale la velocità è eccessiva per il naso di quello specifico soggetto. Inoltre, all’esaltazione della velocità viene meno la funzione delle prove come momento di verifica e di valorizzazione dello stile. In questi soggetti, quando la velocità viene ridotta a misura di caccia, il più delle volte non si osserva più il bel movimento del Setter Inglese, ma solo un goffo galoppo. Sembrerebbe, quindi, che la selezione nella direzione della velocità abbia involuto la conservazione della tipicità dell’andatura. Aggiungiamo, poi, che tale esasperazione ha annullato “l’espressione di cerca” che ci consente di distinguere e valutare quel che sta passando nel naso e nella testa del cane. Negli attuali trialers tale espressione evidenzia solo la volontà di una prestazione atletica da interrompere quando sul percorso viene a trovarsi un’emanazione talmente intensa da irrigidire gli arti in una frenata a “peso morto”. Quando accade ciò si è valicato il confine oltre il quale le prove non sono più compatibili con l’attività venatoria. E questi sono i riproduttori selezionati e proposti per gli accoppiamenti dai quali far nascere i cani da caccia. Riproduttori ove la velocità viene presa a termine di misura dell’avidità. Nel cervello del cane non è rimasto altro.

Le spese sanitarie
Le spese sanitarie sono una delle voci importanti che incidono non poco sul bilancio di un allevamento. Per non inoltrarci profondamente nell’argomento, si pensi solamente alle vaccinazioni di routine, ai trattamenti ciclici contro le parassitosi interne ed esterne, alla pulizia ed alla disinfezione delle zone di stabulazione mobile dei cani.
Le cure generali
L’allevatore coscienzioso deve osservare e toccare sempre i suoi cani almeno una volta al giorno, specialmente dopo l’attività venatoria. L’osservazione è quella fase che permette di notare se nel comportamento del soggetto traspare qualche cosa che non va dal punto di vista biologico e/o comportamentale. Uno dei primi campanelli d’allarme è un cambiamento dello stato umorale. Il cane si può presentare mogio od al contrario nervoso e/o molto irritato dalla presenza di altri soggetti, magari compagni da sempre nella divisione dello spazio abitato.
La deambulazione deve essere nella norma, senza evidenziare zoppie o parziale mobilità articolare. Il soggetto festante all’arrivo del padrone e/o del pasto, lo deve dimostrare sempre, affievolendosi solo nell’anzianità: lo scodinzolio, i saltelli sul posto, l’uggiolare e l’abbaiare sono manifestazioni comportamentali ripetitive insite nel soggetto e che non hanno motivo di essere attenuate se non per una modificazione fisiologica repentina (patologia) o naturale (vecchiaia).
Anche l’appetito deve essere stabile. Per misurare tale parametro è importante che i soggetti di un canile vengano separati durante la somministrazione di cibo così da cogliere qualsiasi mutamento nell’approccio alla ciotola da parte del singolo. I cani malaticci che consumano il pasto da una fonte comune, sembrano mostrare un appetito famelico da benessere, ma che in realtà non hanno, mettendo in evidenza solo grado gerarchico e possesso per l’alimento.
L’esame tattile permette invece di far emergere problemi a livello cutaneo ed osteo-articolare. La palpazione concede infatti di mettere in risalto escrescenze cutanee, ferite, croste, parassitosi esterne, forme micotiche, noduli linfatici ingrossati, articolazioni infiammate,  ecc. Particolare attenzione si deve prestare alle femmine. Un saltuario esame tattile dei dotti mammari (escludendo il periodo delle possibili gravidenze isteriche) e dei capezzoli possono evidenziare piccoli noduli tumorali che, se presi per tempo, con una semplice operazione chirurgica possono essere rimossi ancor prima di una letale diffusione.
Il mantenimento alimentare
Per avere ottimi cuccioli (dal punto di vista morfologico), oltre a selezionare stalloni e fattrici, è d’obbligo un’alimentazione corretta e bilanciata nella quantità e qualità del prodotto somministrato, sia per i genitori che per i cuccioli stessi. In commercio ve ne sono tantissimi, a partire da quelli di scarsa qualità fino ad arrivare all’eccelsa. tutti i nostri cuccioli sono alimentati con quello che
reputiamo, secondo nostra esperienza, il migliore prodotto Italiano (Dogbauer) e che nulla ha da invidiare per qualità e contenuti, al più conosciuto, dal punto di vista pubblicitario e distributivo, mangime secco “americano”. Noi partiamo dal presupposto che non sia possibile individuare con buona approssimazione (fino almeno ai 6/7 mesi) la struttura di un cane, quindi alimentiamo tutti i cuccioli del nostro canile alla stessa maniera, in modo tale che il nostro “investimento alimentare” dia i suoi “frutti morfologici”. Sarebbe incoerente, per risparmiare un centinaio di euro, effettuare una cernita (attorno ai 2 mesi) e decidere a chi somministrare il prodotto migliore, mentre agli altri uno scadente. C’è però chi lo fa partendo dal presupposto che alcune cucciolate “mirate” rimarranno nella  “scuderia” mentre altre verranno vendute interamente, senza pensare che la migliore pubblicità di un canile è un cinofilo soddisfatto.
Anche il modo di trattare le fattrici è, in taluni canili, a volte non corretto. Le fattrici o le future fattrici, oltre ai soliti “bla bla bla” su morfologia, movimento ed attitudini venatorie, per “rendere” dal punto di vista materno devono vivere la vita in modo completo: ottima alimentazione, movimento e caccia sono l’unica giusta formula, sia dal punto di vista della salubrità del fisico che dell’equilibrio psicologico. Esistono allevamenti in cui le fattrici non hanno mai visto il cancello di casa. Le cagne gestanti abbisognano invece di movimento. Le Scienze applicate all’allevamento canino ed in modo speciale alle gestanti,  studiano e trattano di alimentazione, cure, additivi alimentari, ecc, cioè di tutto ciò che fa mercato e muove denaro. Noi ci siamo posti , in prima battuta, una domanda:”  In quale caso della Natura i mammiferi gravidi rimangono fermi fino al parto come la maggioranza delle fattrici degli allevamenti di cani?”. Anche se tale importante argomento non ha mai trovato eco sulla carta stampata, la Scienza ha dato ragionevoli risposte in merito, sia dal punto di vista fisiologico che psicologico. E non sono di molti anni fa le affermazioni di esimi professori che consigliano la moderata attività fisica perfino alle donne gestanti. E’ innegabile che i feti, siano essi di uomo o cane, all’aumentare del loro volume abbisognano di trovare una allocazione uterina variabile proprio perché in continuo accrescimento. E da soli, molto spesso nelle cucciolate “abbondanti”, si trovano in difficoltà. La corretta attività fisica della futura
fattrice permette loro di spostarsi con continuità fino a trovare la posizione intrauterina più comoda per la loro grandezza e dimensione del momento. Per fare un esempio, si pensi alla cottura dell’uovo alla coque. Il tempo di cottura è importantissimo tanto quanto tenere le uova mescolate. Il mescolamento permette al calore sviluppato dalla fiamma di raggiungere uniformemente tutta la
superficie del guscio e quindi, le proteine in esso contenute, precipiteranno contemporaneamente consentendo una cottura uniforme. Ma ancora meglio questo esempio. Riempite velocemente uno scatola di cartone fino al bordo con vari oggetti. Quando piena, svuotatela. Ora, riempite lo stesso cartone con gli stessi oggetti, avendo l’accortezza di scuotere il cartone ad ogni pezzo aggiunto. Alla fine la scatola risulterà ancora riempibile.
Dato che la letteratura cinofila italiana tratta pochissimo questo aspetto, le teorie degli allevatori si sprecano a fantasticare, seguendo talvolta ragionamenti che portano, dal punto di vista scientifico, ad una bolla di sapone. Per giustificare il loro pensiero, molti allevatori affermano che lo sforzo fisico sia deleterio per la cagna stessa e per i feti. La cagna gravida, specialmente nell’ultima fase della gestazione, si muove goffamente, talvolta mostrando fatica. Ed è proprio questo che suggerisce inconsciamente all’allevatore di tenerla all’interno del box. Niente di più falso. O per meglio dire, una verità a metà. Se dal punto di vista fisiologico l’impianto nell’utero delle uova fecondate abbisognano di qualche giorno dopo la monta, il movimento allena gli addominali
preparandoli allo sforzo del parto e dona elasticità alla tonaca muscolare uterina per il gravare dei feti su di essa. Quindi, una decina di giorni potrebbero bastare per questa “sottigliezza” che in Natura non viene messa in pratica e che è, invece, un fattore limitante la riproduzione. In effetti, sempre in Natura, non tutte le uova fecondate si trasformano in feti, e non tutti i feti riescono a
migrare ed impiantarsi nell’utero. Questo, sicuramente, dovuto in parte all’erratismo dei mammiferi predatori/opportunisti, cioè al continuo movimento in cerca di qualche cosa da mangiare. C’è quindi da domandarsi se anche l’accortezza di tenere ferme le cagne gravide per qualche giorno dopo la monta non crei progenie portatrici di handicap genetici, rappresentati da caratteri dominanti o recessivi che siano.
La libertà di muoversi al di fuori di un recinto è importante tanto quanto trottare o correre in mezzo ad un campo. Specialmente per quelle fattrici che conoscono la selvaggina e che non perdono tempo nel cercarla. Così è anche in Natura per gli altri mammiferi quadrupedi. Tale attività sarà impostata dall’allevatore coscienzioso in modo inversamente proporzionale alle dimensioni dell’addome. Non è un segreto che all’aumentare del volume dei feti (e quindi della pancia) si riducono gli spostamenti fetali e quindi la cagna abbisogna di meno attività.
Un parentesi di rilievo deve essere fatta sul fattore limitante il movimento: la massa addominale. Tale fattore rende difficile le cose che prima erano facili ed automatiche come grattarsi, spulciarsi, leccarsi, ecc. L’azione più importante, il leccamento dei genitali esterni, diviene quasi impossibile nel periodo antecedente il parto. Una giusta accortezza nei confronti di tali cagne è la saltuaria disinfezione con comunissimi fazzoletti disinfettati. Cosa a cui purtroppo pochi pensano.
Tornando all’argomento principale, il libero movimento, oltre che da un punto di vista fisiologico (per i feti e per la cagna), è anche importante per la psiche della gestante. Non è difficile osservare atteggiamenti che si discostano dalla normalità e riconducibili ad ansia, stress o pseudo-nevrosi nelle femmine tenute in box dalla monta fino al parto. In modo speciale in quei soggetti che solcano
i campi prova od i terreni di caccia ed abituati ad un lavoro muscolare costante, sopra la norma e che porta a diventare “ soggetti movimento dipendenti”. Questo stato d’umore si ripercuote sui feti in quanto la barriera placentare è permeabile agli ormoni. Le famose “tare psicologiche”, che noi preferiamo invece chiamare in modo più coerente “casualità comportamentali”, sono per noi più correlabili a stati emotivi provati indirettamente dai feti che alla vera e propria trasmissibilità genetica. E’ noto da tempo che i feti, nelle ultime settimane di maturazione, rispondono a sollecitazione meccaniche (palpazione), alimentari (variazione di concentrazione ematica dei nutrienti nel sangue) ed ormonali della madre con l’aumento del numero di spasmi per unità di tempo. Ciò vuol dire che i feti  “sentono”, percepiscono o cominciano a percepire, memorizzando esperienze tattili, gustative ed emozionali trasmesse loro dalla madre ancor prima della nascita. Quindi, alla luce di ciò, le Scienze consigliano gli allevatori sul da farsi, sperando che tali consigli vengano messi in essere per il nome dell’allevamento e per il bene della razze allevata.

Le forme di contratto
I Setter Inglesi provenienti dal nostro canile vengono ceduti secondo le norme vigenti (vedi le norme e le leggi, gli “Usi di Varese” capitolo 8° e la Convenzione Internazionale di Monaco – Marzo 1934 – Tav. VII sull’allevamento e riproduzione di cani di razza) e le seguenti forme contrattuali:

Vendita diretta
La vendita diretta è un contratto normato dal Codice Civile che prevede la cessione e l’intestazione del cane previo compenso documentato. Tale forma contrattuale viene da noi messa in essere nella cessione di cuccioli o cuccioloni di Setter Inglese non avviati all’attività venatoria. La vendita diretta prevede l’acquisizione completa del soggetto (documentazione L.O.I. e Anagrafe Canina) e di qualsiasi diritto successivo.

Vendita con prova
La vendita con prova è un contratto normato dal Codice Civile che prevede la cessione e l’intestazione del Setter Inglese dopo aver testato le qualità del soggetto in esame. Si tratta solitamente, in effetti, di cuccioloni od adulti di cui si possono “misurare” le caratteristiche morfologico-caratteriali e le doti venatorie. Le norme e le leggi prevedono l’oportunità di effettuare tale prova dopo che il possibile acquirente abbia trasferito il soggetto in esame presso un luogo difforme dal canile di origine. Non essendo concordi con tale norma, in quanto generatrice di non poche possibili “incomprensioni”, preferiamo effettuare la prova in modi e tempi da concordare con il diretto interessato ed alla contemporanea presenza di entrambe le parti. La vendita con prova prevede l’acquisizione completa del soggetto (documentazione L.O.I. e Anagrafe Canina) e di qualsiasi diritto successivo.

Vendita diretta con opzione addestramento
Ci troviamo innanzi al caso in cui il Setter Inglese è stato ceduto da cucciolo in forma diretta e l’acquirente richiede all’allevamento di addestrarlo e prepararlo alla caccia. Il soggetto, dopo l’acquisto, può rimanere in loco fino a termine addestramento, oppure, ed è l’opzione che preferiamo di più, crescere con la sua nuova famiglia, per poi tornare da noi solo nei mesi dell’addestramento. Quest’ultimo metodo permette al cane di impregnarsi al vero padrone ed ai suoi familiari in maniera più profonda ed adeguarsi, fin da cucciolo, alle esigenze della famiglia e che dovrà, una volta tornato a casa, seguire nuovamente. L’allevatore, dal canto suo, nel periodo dell’addestramento s’impegna a far affiorare le migliori capacità venatiche del soggetto. Clausola cardine di questa possibilità è l’obbligo di non mettere il cane in condizioni d’incontrare selvaggina nel periodo antecedente la riconsegna presso l’allevamento d’origine.

Cessione con affido permanente
E’ la disponibilità concessa dall’allevamento ad un ipotetico adottante di entrare in possesso in modo permanente di un cucciolo.
Le caratteristiche principali dell’affido permanente sono:
– la inestinguibilità
– il mantenimento dei rapporti con l’allevamento di origine

Le modalità dell’affido possono essere diverse a seconda delle esigenze dell’adottante e dell’allevamento.
Di seguito riportiamo un fac-simile di contratto di affido permamente che spesso utilizziamo.

                                   Contratto di affido permanente

 

Il/la sottoscritto/a …………………………………………………………………………………………………

Residente a …………………………………………………………………………………………………………..

in via ………………………………………………………………………………..………………………….

tel. …………………………………………………..fax………………………………………………………………

e-mail………………………………………………………………………………………………………………………

Documento identificativo

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Altro

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Nome Cane ……………………………………………………………………………………………………..

microchip……………………………………………………………………………………………………………..

Premesso che:

L’adottante sceglie il soggetto esclusivamente presso l’allevamento e lo può ritirare dopo
inoculazione ed intestazione del microchip a proprio nome. In ogni caso dopo il 60° giorno
d’età.
L’adottante è tenuto ad inviare, su richiesta dell’affidatario, materiale fotografico
riguardante il cane in affido (anche via telematica).
L’adottante è tenuto a comunicare tempestivamente e per iscritto qualsiasi cambio di
residenza e/o telefonica e/o e-mail all’affidatario via fax od e-mail.
L’adottante è tenuto a comunicare tempestivamente via fax od allegato e-mail il certificato
di morte del soggetto in affido redatto da un veterinario abilitato.
L’affidatario si impegna a fornire il documento ASL (che accerta l’intestazione del
microchip all’adottante) ed il libretto delle vaccinazioni debitamente compilato da un
veterinario al momento dell’affido.
L’iscrizione L.O.I. Libro Origini Italiane (pedigree) rimane all’affidatario.
L’adottante non può far accoppiare il soggetto in affido.
Una eventuale accoppiamento fortuito non concede all’adottante il diritto di entrare in
possesso del documento L.O.I.
L’adottante s’impegna ad aderire all’affido permanente con le responsabilità del buon
padre di famiglia.

L’adottante accetta le sopra indicate clausole e firmando tale documento in duplice copia
si assume ogni responsabilità nei confronti dell’animale in caso di danni a cose o persone.
 

Verona,…………………………………                      

 

 L’adottante                                                                            L’affidatario

All.to “Fongaro’s”

Cos’è il pedigree?
Esistono due tipi di pedigree italiani che vengono rilasciati dall’E.N.C.I..
Questi sono il ROI (Registro Origini Italiano) e il RSR (Registro Supplementare Riconosciuti). Ovviamente la regolamentazione dell’iscrizione nell’uno o nell’altro registro sono ben diverse. Il pedigree è il documento nel quale risulta la genealogia che possiede il cane. Per dimostrare che un esemplare proviene da una linea di sangue serve un documento che provi che sia discendente per almeno quattro generazioni da altrettanti esemplari di razza pura. Il pedigree è a tutti gli effetti la carta d’identità del cane ed indica i nomi dei progenitori di linea paterna e
materna risalendo fino ai nonni, bisnonni e trisnonni. Il pedigree è l’unico documento in base al quale il soggetto può essere iscritto al Registro Origini Italiano (R.O.I.). Il pedigree deve accompagnare sempre il cane e gli eventuali trasferimenti di proprietà dell’esemplare vanno riportati su di esso. Quando si acquista un cane di razza si deve sempre chiedere a l venditore se il cane possiede il pedigree. A volte capita, quando si acquista un cucciolo in un negozio di animali o da un privato, di tornare a casa con un foglio che assomiglia ad un pedigree, ma che in realtà non lo è. Quindi, prima di concludere l’acquisto, chiedete sempre informazioni più dettagliate. Inoltre diffidate da quei commercianti che vi chiedono denaro in più per avere il pedigree perché secondo le consuetudini internazionali il pedigree è compreso nel prezzo. Esiste un terzo documento chiamato Pedigree Export, che accompagna il cane quando esso proviene dall’estero, la cui associazione cinofila è riconosciuta dalla F.C.I (Federazione Cinologica Internazionale). Tale documento dovrà essere in regola per essere riconosciuto dall’E.N.C.I.. Deve essere intestato al nuovo proprietario che, non appena lo riceve, si deve recare alla delegazione provinciale dell’Ente, la quale accerterà l’originalità dello stesso controllando il cane. Se tutto va bene, inoltra la documentazione per la trascrizione al ROI e per il rilascio del pedigree italiano.

Come avviene il rilascio del pedigree?
Per il rilascio del pedigree occorre compilare due modelli chiamati “A” e “B”. La pratica viene effettuata a carico del proprietario della cucciolata, chiunque esso sia, allevatore professionista, amatoriale o privato.
Il modello “A” accerta l’avvenuto accoppiamento tra la femmina (fattrice) col maschio (stallone) di pari razza ed ivi si indicano i nomi ed i vari dati richiesti, specificando quanti cuccioli sono nati, il loro numero, il sesso. L’ unico obbligo del proprietario dello stallone è quello di apporre la propria firma sul modello e fornire la fotocopia del pedigree dello stallone al proprietario della fattrice. Questo modulo va poi consegnato alla delegazione E.N.C.I. di pertinenza entro il 25° giorno di vita dei cuccioli.
Il modello “B” serve ad iscrivere all’E.N.C.I. ogni singolo cucciolo, indicandone il colore del manto, il nome, la marcatura (microchip) ed eventualmente il nominativo del nuovo proprietario riportandone l’indirizzo completo. Questo modello va consegnato entro il terzo mese di età dei cuccioli, assieme al documento A.S.L. firmato dal veterinario e comprovante l’inoculazione dei microchips. E’ consigliabile chiedere all’allevatore di poter vedere almeno il modello “A” dato che al momento in cui ci interessa un cucciolo con età superiore a 60 giorni, lo stesso modello dovrebbe essere già stato presentato. Qualora l’ allevatore vi dicesse che non ne possiede una copia, esigete che vi rilasci uno scritto con il quale, oltre all’atto di vendita, vi garantisca che il cucciolo sarà munito di pedigree. Con i modelli “A” e “B” regolarmente depositati presso una delegazione E.N.C.I., L’Ente stesso recapiterà per posta il Certificato di Iscrizione al Registro Origini Italiano (il pedigree) entro l’anno di età.

Dove posso cercare un cucciolo di Setter Inglese?
Se siete capitati sul nostro sito vi siete fatti una vostra idea critica della razza e dovete scegliere dove o da chi acquistare un cucciolo di Setter Inglese. Avete di fronte varie opzioni:
-acquistarlo in un negozio di animali;
-rispondere all’annuncio di un privato/cacciatore pubblicato su internet o sui media;
-acquistarlo presso un allevamento.
La prima opzione credo non valga nemmeno la pena commentarla, visto che, talune volte, come le notizie dei giornali riportano, i cuccioli in vendita provengono, tramite il commercio illegale, dai Paesi dell’Est, in condizioni spesso precarie e sovente già ammalati, oppure da allevamenti non riconosciuti dall’E.N.C.I., non troppo scrupolosi e con la fretta di liberarsi di loro.
La seconda opzione è più onesta, più economica (forse) e sicura. Tenete però conto che, spesso, i privati/cacciatori che producono saltuariamente e per puro “piacere” (o per tenersi un cucciolo) delle cucciolate in casa, non saranno in grado di offrirvi le garanzie sanitarie sui cuccioli riguardo le malattie geneticamente trasmissibili, sapranno poco o niente della discendenza del cane e difficilmente sapranno guidarvi nell’educazione e nella crescita del cucciolo con la stessa competenza che potrebbe avere un allevatore.
L’opzione di acquistare un cucciolo di razza presso un allevamento sembrerebbe la più oculata e responsabile.

Come posso scegliere l’allevamento giusto?
Se la razza che avete scelto è tale per cui il numero di allevamenti è vastissimo, sceglierne uno potrebbe risultare un’impresa titanica. Tuttavia, una prima scrematura potrebbe essere fatta scegliendo come candidati solo gli allevatori che:

– sono titolari di affisso E.N.C.I.;
– sono inseriti nell’apposito elenco degli allevatori iscritti al registro allevatori dell’E.N.C.I. pubblicato sul sito internet www.enci.it;
– dichiarano apertamente di concedere la possibilità di una visita veterinaria prima della vendita;
– cedono i cuccioli non prima dei 60 giorni di età con il ciclo di vaccinazioni completo e documentato;
– gestiscono adulti e, soprattutto i cuccioli in un ambiente familiare ed in continuo contatto con le persone.

Diffidate da chi:

– vuole vendervi il cucciolo senza pedigree, anche se ad un prezzo inferiore;
– non fa che parlarvi di coppe, di campioni e di esposizioni senza spendere una parola sulla sua vita con i cani, sul loro carattere e su cosa si aspetta dai cuccioli: una persona così ha interesse solo a gareggiare nelle expo e nelle prove di lavoro e difficilmente perderà tempo a curare l’interesse (la crescita, la salute, l’impregnazione, la socializzazione e la preparazione ai rudimenti dell’obbedienza) di ogni cucciolo che non resterà nella propria “scuderia”.

Occhio al prezzo!
Fate bene attenzione anche a coloro che vi offrono un cucciolo ad un prezzo di molto inferiore rispetto a ciò che più comunemente vi sentite dire: non sempre chi vi fa un prezzo stracciato si sta semplicemente accontentando di “meno”. Spesso, vi sta offrendo molto meno di quel che immaginate.

Visitate l’allevamento
Una volta scelta una rosa di almeno 3/4 allevamenti, non mancate assolutamente di visitarli uno per volta. La visita in allevamento è fondamentale ed irrinunciabile per conoscere l’allevatore e farsi un’idea di che tipo di persona sia e, ancor più, per valutare il modo in cui vengono tenuti i riproduttori ed i cuccioli (se avrà il coraggio di farveli vedere tutti insieme). Inoltre, visitarne più d’uno vi consentirà di fare confronti, di valutare realtà diverse e di capire a chi preferite affidarvi. Un cane vi occuperà almeno per 10 anni di vita! Se è sano, saranno anni di piena sodisfazione.

Questi sono alcuni dei nostri consigli:

– se entrando in allevamento le condizioni igienico-sanitarie non sono delle migliori, tale allevatore non fa per voi;
– se entrando in allevamento i cani presenti, anziché corrervi incontro si nascondono, tale allevatore non fa per voi;
– se entrando in allevamento vedete una situazione di sovraffollamento, con soggetti dall’aria spaventata, tale allevatore non fa per voi;
– se taluni soggetti vi danno l’impressione di essere malati, stressati o sporchi, tale allevatore non fa per voi;
– se i cani vengono tenuti in luoghi angusti, senza mai vedere il sole, in gabbie o recinti troppo stretti od isolati dal resto dei cani e lasciati a se stessi, tale allevatore non fa per voi;

Una volta in allevamento, cercate di interagire con gli adulti per valutare come si rapportano con le persone. Devono essere sereni e tranquilli, anche se non necessariamente con la voglia
di saltarvi in braccio. Fate all’allevatore tutte le domande che vi passano per la mente, anche quelle che vi sembrano più demenziali: tenente presente che una persona attenta e onesta ha tutta la voglia e l’interesse a rispondervi, a rendervi partecipi, ad aprirvi il suo mondo fatto di gioie, fatiche e dolori. Al contrario, un allevatore restio alla chiacchiera, indisponibile o stranamente silenzioso e frettoloso nel concludere, difficilmente si rivelerà poi un buon punto di riferimento.

Ispezionate il cucciolo
Chiedete sempre di vedere il posto dove vengono tenuti i cuccioli che dovrà apparirvi pulito, confortevole, correttamente luminoso e riparato. È fondamentale che i cuccioli restino a contatto con la madre. A meno di eccezionali situazioni, qualunque altra giustificazione per separare i cuccioli dalla madre non vale il rischio di portarvi a casa un cucciolo di Setter Inglese che avrà numerosi deficit comportamentali (fobie, soprattutto) lungo tutto l’arco della sua vita. I cuccioli devono venirvi incontro o, al massimo, rimanere un po’ a distanza ad osservarvi il tempo di prendere confidenza con voi. Nessun cucciolo deve nascondersi per tutto il tempo della vostra visita. Nessun cucciolo deve presentare orecchie sporche, naso colante, occhi lacrimosi, pulci o segni di qualunque altra parassitosi. Nessun cucciolo deve rimanere raggomitolato in un angolo. Se riconoscete anche solo una di queste situazioni tornatevene a casa. Oppure, chiedete spiegazioni all’allevatore e, come sempre, ricordate di ascoltare in maniera critica tutte le giustificazioni (spesso fantasiose) che vi darà.

La consegna perfetta
Alla consegna del cucciolo, l’attenzione deve rimanere alta: rifiutatevi categoricamente di farvi consegnare un cane che presenta qualsiasi segno di malattia. Il cucciolo deve apparirvi impeccabile, sveglio, vivace: ricordate che è nel vostro diritto pretendere di portare a casa un animale in condizioni di salute eccellenti. E se qualcosa non vi torna, non abbiate remore nel farlo notare: la maggior parte dei problemi che i proprietari hanno con cuccioli appena portati a casa, sarebbero evitabili se essi stessi non avessero avuto remore nel sollevare obiezioni al riguardo di situazioni poco convincenti che avevano notato al momento del ritiro.

L’allevatore come nuovo referente
Una volta che il cucciolo sarà arrivato a casa, il vostro rapporto con l’allevatore non si esaurirà (o almeno si spera). Egli dovrebbe diventare (se ve lo permette, se avete scelto la persona giusta) il vostro referente per qualunque dubbio vi sorga sull’alimentazione, sulla crescita, l’educazione e l’addestramento, una persona a cui continuare a rivolgervi ogniqualvolta dobbiate prendere delle decisioni ed abbiate bisogno di un parere esperto e, soprattutto, amichevole ed affezionato.

Le origini del Setter inglese
Per quanto riguarda le origini del Setter Inglese, la più attendibile risulterebbe quella che vede il suo capostipite nell´antico bracco da quaglie spagnolo o “chien d’oysel” (un antico Epagneul della penisola iberica) utilizzato come cane da caccia con la rete. Questa tipo di caccia era praticata intorno al XIV secolo e consisteva nel distendere rapidamente una rete sopra selvaggina e cane, dopo che quest´ultimo aveva segnalato le prede avvicinandosi lentamente e silenziosamente per evitare di farla involare. La razza chien d´oysel compare ufficialmente in un testo scritto da un appassionato allevatore, il conte di Foix (Gaston Foebus), solo il secolo successivo al suo primo utilizzo. Nel 1500 la letteratura inglese riporta numerose descrizioni di cani d´origine spagnola (ma provenienti dalla Francia) che ricordano moltissimo le caratteristiche del Setter Inglese moderno, sia nella forma sia nelle prestazioni venatorie Al di là delle polemiche dell’epoca relativamente alla maternità, si deve sicuramente agli inglesi il merito d´averla definita nella sua caratteristica peculiare: la ferma flessa con il posteriore a volte vicino al terreno. Il termine “Setter” ipoteticamente derivato da to sit (sedersi) o to set (puntare), è inoltre inequivocabilmente anglosassone. Il perfezionamento della razza, che porterà alla nascita del Setter Inglese moderno, si deve però ad un calzolaio, Sir Edward Laverack che, grazie ad un´ingente eredità, divenne così ricco da potersi completamente dedicare per quasi cinquant´anni alla sua più grande passione: la cinofilia venatoria. A partire dai migliori soggetti della Gran Bretagna egli fondò una linea che selezionò con cura (a cavallo tra il 1700 e il 1800) e che fece riprodurre in stretta consanguineità. Anche se alla sua morte un altro allevatore (Sir Purcell Llewellin) affinò ulteriormente il Setter Inglese, il nome della razza rimane indissolubilmente legato a Laverack. In Italia la razza fu ulteriormente perfezionata e fissata da illustri ed abili allevatori tanto che i soggetti Setter Inglese “italiano” sono oggi i migliori nel mondo.